La Guerra Silenziosa
sotto i Mari
Chi controlla i 1,4 milioni di km di cavi sottomarini che portano il 99% del traffico internet mondiale. Chi li taglia. Perché. E cosa succederà quando qualcuno deciderà davvero di spegnerci.
⚠ Attenzione
Dal settembre 2022 ad oggi si sono verificati oltre 22 incidenti documentati di danno a infrastrutture sottomarine critiche nel Mar Baltico, nel Mar Rosso e nelle acque di Taiwan. In almeno 9 casi, navi collegate a Russia o Cina erano posizionate sul sito dei danni al momento degli incidenti. Nessun colpevole è stato ancora formalmente condannato.

90%
Del traffico internet passa via cavi sottomarini
$10T
di transazioni finanziarie giornaliere veicolate dai cavi
1,4M km
cavi attivi posati sul fondo degli oceani nel mondo
Capitolo I
🛥️ L’infrastruttura invisibile che governa il mondo
Sotto di te, adesso, mentre leggi questo testo, viaggiano miliardi di bit di dati. Non attraverso satelliti, non attraverso “cloud” eterei — attraverso cavi di fibra ottica spessi come un tubo da giardino, posati sul fondo degli oceani, che collegano continenti, governi, borse valori e reti militari. Sono i cavi sottomarini: l’infrastruttura più critica del mondo e la meno presidiata.
Ci sono oggi circa 550 sistemi di cavi attivi o pianificati nel mondo, per un totale di circa 1,4 milioni di chilometri. Trasportano il 99% del traffico internet intercontinentale e circa 10 trilioni di dollari di transazioni finanziarie ogni giorno. Sono, letteralmente, il sistema nervoso dell’economia globale.
“Quando parliamo di competizione tecnologica tra USA e Cina, di spionaggio, di cattura dei dati — i cavi sottomarini sono coinvolti in ogni singolo aspetto di quelle tensioni.”
— Justin Sherman, Atlantic Council’s Cyber Statecraft Initiative
Chi li possiede davvero?
Il 99% dei cavi sottomarini è di proprietà privata — telco, consorzi, e sempre più spesso i giganti tecnologici americani. Un’analisi del 2022 del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council ha stabilito che Google, Meta, Microsoft e Amazon possiedono o affittano circa il 70% della banda sottomarina globale.
Google da sola detiene quote significative in almeno 20 sistemi di cavi. Non più tramite consorzi condivisi, ma con cavi privati, per il proprio traffico, alle proprie condizioni. Stiamo assistendo alla privatizzazione silenziosa dell’infrastruttura che governa l’informazione mondiale.
Sul fronte della costruzione e manutenzione, quattro aziende controllano il 98% del mercato globale: SubCom (USA), Alcatel Submarine Networks (Francia), NEC Corporation (Giappone), e HMN Technologies (Cina — già Huawei Marine). Qui si apre uno dei nodi geopolitici più esplosivi dell’intera vicenda.
Capitolo II
🛥️ Il fattore Huawei: la Cina sotto gli oceani
HMN Technologies — già Huawei Marine Networks — è la creatura che Washington teme di più. Nata nel 2008 come joint venture tra Huawei (51%) e la britannica Global Marine Systems (49%), nel 2020 ha ceduto formalmente la proprietà alla cinese Hengtong Optic-Electric Co. Ltd. (81%). Ma il sospetto americano non si è dissolto.
La campagna silenziosa degli Stati Uniti
In almeno sei progetti pubblici di cavi sottomarini nell’area Asia-Pacifico, Washington è intervenuta — direttamente o tramite pressioni diplomatiche — per escludere HMN Technologies. Il caso più clamoroso è il SEA-ME-WE 6, il cavo da 19.000 km che collega Singapore alla Francia passando per Medio Oriente e Sud Asia.
🗂️Documento chiave — Caso SEA-ME-WE 6
Progetto: SEA-ME-WE 6 — cavo sottomarino Singapore → Francia, 19.000 km
Anno: 2020–2022
Offerta originale: HMN Technologies (già Huawei Marine), vincitore iniziale della gara d'appalto tra le telco del consorzio
Pressione USA: Il Dipartimento di Stato USA e le ambasciate americane in Asia avvertono i membri del consorzio: se HMN costruisce il cavo, sanzioni "paralizzanti" renderanno il progetto privo di valore per il mercato americano
Prova documentata: Un alto dirigente telecom asiatico ha dichiarato a Reuters di aver ricevuto, in un incontro con funzionari USA a metà 2020, un foglio Excel con un'analisi economica: "Dissero che il cavo sarebbe andato in bancarotta. Era un argomento persuasivo."
Risultato: SubCom (USA) si aggiudica il contratto nel febbraio 2022. China Mobile e China Telecom abbandonano il consorzio. Il Commerce Department aggiunge HMN alla lista delle sanzioni, accusandola di essere fornitore tecnologico dell'esercito cinese.
Fonte: Reuters special report, 2023 · U.S. Commerce Department Federal Register
La Cina ha risposto costruendo propri cavi paralleli — il Peace Cable, da Singapore alla Francia, costruito e posseduto da Hengtong Group. A luglio 2025, la FCC americana ha annunciato un bando formale su qualsiasi tecnologia cinese nei cavi che approdano su suolo USA, citando rischi di intercettazione dei dati e vulnerabilità strutturali delle reti.
Il risultato è la biforcazione silenziosa di internet: due sfere di influenza separate, due reti parallele. Una a controllo americano, una a controllo cinese. L’informazione globale si sta dividendo sotto gli oceani.
La Cina ha risposto costruendo propri cavi paralleli — il Peace Cable, da Singapore alla Francia, costruito e posseduto da Hengtong Group. A luglio 2025, la FCC americana ha annunciato un bando formale su qualsiasi tecnologia cinese nei cavi che approdano su suolo USA, citando rischi di intercettazione dei dati e vulnerabilità strutturali delle reti.
Il risultato è la biforcazione silenziosa di internet: due sfere di influenza separate, due reti parallele. Una a controllo americano, una a controllo cinese. L’informazione globale si sta dividendo sotto gli oceani.
Capitolo III
🛥️ Il coltello di titanio: la nuova arma di Pechino
Il 22 marzo 2025, un paper pubblicato sulla rivista scientifica cinese Mechanical Engineering ha fatto il giro del mondo tra gli analisti di sicurezza internazionale. I ricercatori del China Ship Scientific Research Centre e del State Key Laboratory of Deep-sea Manned Vehicles presentavano una nuova tecnologia: un tagliafili subacqueo da 4.000 metri di profondità.
🗂️Documento chiave — Il tagliafili cinese da 4.000m
Pubblicazione: Mechanical Engineering, rivista scientifica peer-reviewed cinese, 24 febbraio 2025
Sviluppatore: China Ship Scientific Research Centre + State Key Laboratory of Deep-sea Manned Vehicles
Caratteristiche tecniche: Involucro in lega di titanio; guarnizioni a compensazione d'olio; mola diamantata da 150mm che gira a 1.600 giri/min; motore da 1 kW con riduttore 8:1; bracci robotici per operazioni a zero visibilità; integrazione con sommergibili avanzati (Fendouzhe, Haidou); capacità di taglio su cavi fino a 60mm di diametro
Profondità operativa: 4.000 metri — il doppio della profondità massima della maggior parte dei cavi sottomarini esistenti. Elimina qualsiasi "buffer" di sicurezza basato sulla profondità.
Uso dichiarato: Civile: estrazione mineraria subacquea e operazioni di salvataggio
Preoccupazione strategica: È il primo caso documentato di una nazione che rivela pubblicamente uno strumento in grado di recidere qualsiasi cavo sottomarino esistente. Può essere integrato con sottomarini a controllo remoto, operando nell'oscurità totale senza disturbare i sedimenti del fondale.
“Questa tecnologia elimina il buffer di sicurezza basato sulla profondità
— nessun cavo esistente è fuori dalla portata.”
— Bloomsbury Intelligence and Security Institute (BISI), aprile 2025

Dalla sola isola di Taiwan, il governo di Taipei ha documentato almeno 27 interruzioni di cavi operate da navi cinesi tra il 2018 e il 2025. Nel gennaio 2025, la Guardia Costiera taiwanese ha fermato la nave da carico Hong Tai 58, battente bandiera del Togo, con equipaggio di nazionalità cinese e operata da una società di Hong Kong — sospettata di aver reciso deliberatamente un cavo sottomarino al largo della costa nordorientale dell’isola.
Capitolo IV
🛥️ Il Mar Baltico: campo di battaglia ibrido
Dal 2022, il Mar Baltico è diventato il teatro principale della guerra sommersa alle infrastrutture critiche occidentali. Dal solo ottobre 2023 al 25 dicembre 2024, sono stati tagliati 9 cavi sottomarini, oltre a un gasdotto e un cavo di alimentazione elettrica tra Estonia e Finlandia.
La cronologia degli attacchi
- Settembre 2022
Esplosione Nord Stream 1 e 2
Quattro falle nei gasdotti russo-tedeschi. Tre dei quattro tubi irrimediabilmente danneggiati. Sismologi svedesi registrano le esplosioni. Danimarca, Germania e Svezia aprono indagini separate. Nessun colpevole formalmente accertato ad oggi. - Ottobre 2023
Incidente NewNew Polar Bear — cavo Balticconnector
La nave cinese NewNew Polar Bear trascina l’ancora per centinaia di miglia nautiche, danneggiando il gasdotto Balticconnector e cavi dati tra Estonia e Finlandia. La Finlandia identifica la nave come principale sospettata. Il capitano viene arrestato ad Hong Kong nel maggio 2025. La Cina ammette il coinvolgimento solo 10 mesi dopo, attribuendo l’accaduto al “maltempo”. - 17–18 novembre 2024
Cavi BCS East-West e C-Lion1
In meno di 24 ore, vengono recisi il cavo svedese-lituano (riduzione del 20% della capacità internet lituana) e il C-Lion1 (unico cavo che collega la Finlandia all’Europa continentale). I dati AIS posizionano la nave cargo cinese Yi Peng 3 — partita dal porto russo di Ust-Luga il 15 novembre — esattamente sui punti di rottura. Immagini sonar documentano tracce di trascinamento dell’ancora per 160 km. - 25 dicembre 2024
Cavo Estlink-2 — petroliera Eagle S
Taglio del cavo elettrico Finlandia-Estonia. La petroliera Eagle S, bandiera Isole Cook, registrata negli Emirati Arabi, operata da società indiana a Mumbai, con equipaggio in parte di nazionalità georgiana — parte da Ust-Luga, Russia. Le autorità finlandesi trovano una traccia di trascinamento dell’ancora di 90 km, laptop con tastiere in russo e turco, e dispositivi di trasmissione speciali. La nave è collegata alla “shadow fleet” russa. Danni stimati: 60 milioni di euro. - 26 gennaio 2025
Cavo Lettonia–Svezia — nave Vezhen
Recisione del cavo dati. La nave Vezhen, di proprietà bulgara, salpata dalla Russia, viene fermata dalla marina svedese. L’armatore CEO Navibulgar ammette la possibilità del danno ma nega il sabotaggio, invocando “maltempo estremo”. Gli esperti marittime notano che un’ancora da oltre 100 tonnellate che si trascina per 90 km è difficile da ignorare dall’equipaggio.
Il caso Yi Peng 3: il muro diplomatico
Il caso della nave cinese Yi Peng 3 è la dimostrazione più lampante del vuoto giuridico che protegge i sabotatori. Dopo i tagli del 17-18 novembre 2024, la nave richiede di ancorare nel Kattegat danese — precisamente appena oltre le acque territoriali danesi, nella zona economica esclusiva. Non in territorio danese. Non in acque internazionali libere. Nel limbo.
❓Il Vuoto Legale — UNCLOS 1982
Il problema: L'UNCLOS 1982 (Convenzione ONU sul Diritto del Mare) non autorizza automaticamente uno Stato costiero a fermare e perquisire una nave straniera sospettata di aver danneggiato cavi sottomarini nella propria ZEE (Zona Economica Esclusiva, fino a 200 miglia nautiche dalla costa).
La regola: Il boarding può avvenire solo con il consenso dello Stato di bandiera della nave — nel caso Yi Peng 3, la Cina. Pechino ha concesso l'ingresso a bordo solo come "osservatori" a rappresentanti di Germania, Svezia, Finlandia e Danimarca. Nessuna vera investigazione.
Il finale: Il 21 dicembre 2024, la Yi Peng 3 salpa unilateralmente verso Port Said, Egitto. La marina svedese dichiara di avere "identificazione quasi al 100%" delle navi nell'area dei tagli. Ma senza cooperazione della Cina, nulla può essere fatto.

Capitolo V
🛥️ La Shadow Fleet: le navi fantasma di Putin
Russia non usa la propria marina militare per tagliare i cavi. Usa navi commerciali fantasma — la cosiddetta “shadow fleet” o “dark fleet” — costruita inizialmente per aggirare le sanzioni occidentali sul petrolio russo dopo il 2022. Oggi questa flotta ha un secondo scopo: guerra ibrida plausibilmente negabile.
🇷🇺
Russia
Usa la shadow fleet come proxy per operazioni di sabotaggio. Stazione a Olenya Guba (Barents Sea) una flotta militare di sommergibili speciali e navi da ricognizione per mappatura dei fondali. Nega ogni coinvolgimento.
🇨🇳
Cina
Usa navi cargo e petroliere con bandiere di comodo e ownership opaca. Sviluppa tecnologia di taglio subacqueo da 4.000m. Ha reciso almeno 27 volte cavi attorno a Taiwan. Ammette gli incidenti solo quando costretta, sempre come “incidenti accidentali”.
🇺🇸
USA / NATO
Lancia Baltic Sentry (gennaio 2025) e Nordic Warden — sistema AI di sorveglianza marittima. Pressa alleati a escludere tecnologia cinese dai cavi. FCC annuncia bando formale su equipaggiamento cinese in luglio 2025.
La shadow fleet russa nel 2025 comprende centinaia di navi di età avanzata, con ownership spesso celata tramite strutture societarie a cipolla in giurisdizioni opache: Isole Cook, Gambia, Sierra Leone, Comore, Emirati Arabi, India. La struttura permette plausible deniability a ogni livello della catena di comando.
🗂️Prove materiali — Eagle S (Natale 2024)
Bandiera: Isole Cook
Registrazione: Emirati Arabi Uniti
Operatore: Società indiana con sede a Mumbai
Equipaggio: India e Georgia (prevalente)
Porto di partenza: Ust-Luga, Russia (24 dicembre 2024)
Prove trovate a bordo: Attrezzatura di trasmissione specifica; laptop con tastiere in russo e turco; dispositivi di tipo sensoristico; traccia di trascinamento ancora di 90 km sul fondo del Golfo di Finlandia; 5 cavi recisi
Costi: €60 milioni di danni alle infrastrutture; costo della custodia cautelare della nave €100.000+ al mese (la Finlandia ha dovuto rilasciare la nave a marzo 2025 per i costi eccessivi)
Stato legale: Capitano e primo ufficiale incriminati in Finlandia per "messa in pericolo della sicurezza marittima" e "danno a infrastrutture" (agosto 2025)
Capitolo VI
🛥️ Nord Stream: il sabotaggio più audace della storia moderna
Il 26 settembre 2022, alle ore 2:03 e poi alle 19:03, quattro fughe vengono rilevate nei gasdotti Nord Stream 1 e 2, vicino all’isola danese di Bornholm. I sismografi svedesi registrano esplosioni equivalenti a 100 kg di esplosivo. Tre dei quattro gasdotti vengono distrutti irrimediabilmente. È il sabotaggio di infrastruttura più grande mai documentato in tempo di pace.
Le indagini e i sospetti
Danimarca e Svezia chiudono le rispettive indagini nel febbraio 2024 senza attribuire responsabilità. La Germania continua. A oggi, la pista ucraina è quella più concretamente avanzata dalle indagini tedesche, con sette sospettati identificati — tra cui ex militari ucraini e membri di una scuola privata di immersioni a Kiev.
🔎Stato delle indagini — Nord Stream (aggiornato settembre 2025)
Agosto 2025: Carabinieri italiani arrestano a San Clemente un cittadino ucraino di 49 anni, Serhii K. (secondo alcune fonti: Serhii Kuznetsov), in base a mandato d'arresto europeo emesso dalla Germania. L'accusa: sabotaggio anticostituzionale. Identificato come ex ufficiale delle Forze Armate Ucraine.
Settembre 2025: La polizia polacca arresta a Varsavia un secondo ucraino — Volodymyr Z. — che aveva eluso l'arresto dal 2024. Un tribunale polacco nega l'estradizione in Germania. Il Ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski avrebbe offerto privatamente al sospettato asilo e un'onorificenza.
Metodo ipotizzato: Un team di 6 persone, tra civili e militari, avrebbe noleggiato lo yacht Andromeda usando false identità. Cariche esplosive posizionate tramite immersioni professionali sui gasdotti.
Finanziamento: Fondi privati coinvolti. L'operazione, secondo alcune fonti, era diretta da un generale ucraino che rispondeva al Comandante in Capo Valerii Zaluzhnyi (negato dallo stesso Zaluzhnyi).
Nodo irrisolto: Perché l'Ucraina avrebbe attaccato un'infrastruttura che non era operativa, rischiando di alienarsi il suo alleato più importante in Europa — la Germania? La pista russa come autolesionismo strategico rimane in campo. La pista USA (sollevata da Seymour Hersh e dalla Russia) è stata smentita da Washington senza prove pubbliche controverse.
Capitolo VII
🛥️ Il Mar Rosso: il collo di bottiglia globale
Il Mar Rosso è il chokepoint digitale più vulnerabile al mondo. Al suo punto più stretto — lo Stretto di Bab-el-Mandeb tra Yemen e Gibuti — decine di cavi che trasportano traffico tra Europa e Asia passano a pochi chilometri l’uno dall’altro. Una singola operazione ben piazzata può abbattere il 25% del traffico internet intercontinentale.
Nel febbraio 2024, la nave britannica Rubymar, colpita da un missile Houthi, ha derivato con l’ancora abbassata, recidendo tre cavi maggiori: Asia-Africa-Europe 1 (AAE-1), Europe India Gateway (EIG) e SEACOM. Il 25% del traffico tra Asia, Europa e Medio Oriente è stato improvvisamente dirottato su percorsi alternativi, aumentando le latenze di 20-40ms e congestionando i cavi superstiti. Microsoft Azure ha confermato interruzioni per utenti in Medio Oriente, Asia meridionale e parti d’Europa.
Il 6 settembre 2025, ulteriori cavi nel Mar Rosso — SMW4 e IMEWE — vengono recisi vicino a Jedda, in Arabia Saudita. Le connessioni di India, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti vengono degradate. I cavi fisici richiederanno settimane o mesi per essere riparati.
“Questo è esattamente il significato della zona grigia: deve essere plausibilmente negabile. Anche se tutti sanno che sei tu, devi essere abbastanza negabile da non poter essere provato.”— Ray Powell, Stanford’s Sea Light Project (monitoraggio attività marittima cinese)
Capitolo VIII
🛥️ La risposta: insufficiente, tardiva, frammentata
Le reazioni internazionali agli attacchi hanno messo a nudo la disorganizzazione strutturale dell’Occidente su questo fronte. Quando la NewNew Polar Bear danese nel 2023 tagliò i cavi nell’area finnico-estone, la NATO non aveva protocolli di risposta condivisi: ogni nazione attivò i propri, senza coordinamento. Passarono ore prima che la nave fosse identificata — quando era già uscita dalla ZEE dei due paesi.
Le misure adottate (2025)
Il 14 gennaio 2025, la NATO lancia Baltic Sentry: presenza navale rafforzata nel Mar Baltico, droni, aerei da pattuglia. Il 6 gennaio, il Joint Expeditionary Force (JEF) attiva Nordic Warden — un sistema AI che analizza dati AIS (posizione automatica delle navi) per calcolare il rischio di ogni nave che entra nelle aree di interesse. A febbraio 2025, la Commissione Europea pubblica un Action Plan on Cable Security.
Tuttavia gli esperti sollevano perplessità fondamentali: la NATO è un’alleanza militare, non un’autorità di polizia marittima. I cavi e i gasdotti rimangono sotto responsabilità primaria delle aziende private che li possiedono. E il quadro giuridico internazionale — l’UNCLOS del 1982 — non è stato aggiornato per rispondere alle minacce ibride del XXI secolo.
Il problema della riparazione: un collo di bottiglia critico
Dati globali: Ogni anno nel mondo vengono effettuate 100-200 riparazioni di cavi sottomarini. Il tempo mediano di riparazione è di circa 40 giorni. Ma la capacità di riparazione disponibile è già sotto pressione.
Proiezione: Secondo Insikt Group (Recorded Future), senza un significativo aumento delle navi di riparazione dedicate, il tempo mediano di ripristino supererà i 40 giorni nei prossimi anni. Un'escalation degli attacchi potrebbe superare la capacità di riparazione disponibile.
Caso Estlink-2: Il cavo elettrico tra Finlandia ed Estonia, tagliato il 25 dicembre 2024, non è stato riparato fino al2025 — oltre 7 mesi di interruzione con costi energetici significativi per entrambi i paesi.
Conclusioni
Il quadro che emerge
Dall’analisi di tutte le fonti disponibili emerge un quadro coerente e preoccupante. Non stiamo assistendo a incidenti isolati o a sfortuna marittima. Stiamo assistendo a una strategia sistematica di pressione ibrida sulle infrastrutture digitali e energetiche dell’Occidente, condotta attraverso proxy plausibilmente negabili.
Russia utilizza la shadow fleet — navi fantasma con bandiere di comodo, ownership opaca, equipaggi multinazionali — per trascinare ancore su cavi critici, sapendo che il diritto internazionale vigente rende quasi impossibile fermarle, perquisirle o processarle in tempi utili. La Cina usa lo stesso schema attorno a Taiwan, aggiunge la pressione diplomatica sull’accesso ai cavi mondiali tramite HMN Technologies, e nel marzo 2025 ha rivelato pubblicamente una tecnologia in grado di tagliare qualsiasi cavo esistente a qualsiasi profondità — un messaggio strategico appena velato.
Nel frattempo, il 70% della banda sottomarina globale è controllata da quattro aziende tecnologiche americane. Internet si sta biforcando in due sfere di influenza separate, sotto gli oceani, lontano dagli occhi dell’opinione pubblica. La riparazione dei cavi richiede mesi. Le leggi internazionali non sono state aggiornate. La NATO presidia il mare con droni e pattuglie ma non ha autorità di polizia.
“I baltici e la Finlandia hanno ricordi del controllo politico imposto dall’Unione Sovietica.
Mosca potrebbe sperare di scoraggiare il loro sostegno all’Ucraina aumentando la pressione costiera.
Ma l’attività aggressiva nel Mar Baltico potrebbe avere l’effetto opposto.”
— The Conversation, ottobre 2025
La domanda che questa inchiesta lascia aperta è la più importante: cosa succede il giorno in cui qualcuno non si ferma ai cavi dati, ma coordina un attacco simultaneo ai nodi più critici — Bab-el-Mandeb, il Kattegat, le acque di Taiwan — prima che qualsiasi risposta militare o legale possa essere attivata? Non è fantascienza. È la prossima fase logica di ciò che i dati già mostrano.
